Psicoterapia

La psicoterapia è una pratica terapeutica della psicologia clinica, ad opera di uno psicoterapeuta (psicologo o medico, adeguatamente specializzato), che si occupa della cura di disturbi psicopatologici della psiche di natura ed entità diversa, che vanno dal modesto disadattamento o disagio personale fino alla sintomatologia grave, e che possono manifestarsi in sintomi nevrotici oppure psicotici tali da nuocere al benessere di una persona fino ad ostacolarne lo sviluppo, causando fattiva disabilità nella vita dell’individuo.

Etimologicamente la parola psicoterapia – “cura dell’anima” – riconduce alle terapie della psiche realizzate con strumenti psicologici quali il colloquio, l’analisi interiore, il confronto, la relazione ecc., nella finalità del cambiamento dei processi psicologici dai quali dipende il malessere o lo stile di vita inadeguato, e connotati spesso da sintomi come ansia, depressione, fobie, ecc. A tal fine la psicoterapia si avvale di tecniche applicative della psicologia, dalle quali prende specificazione nei suoi svariati orientamenti teorici: psicoterapia psicodinamica, psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicoterapia adleriana, psicoterapia ericksoniana, psicoterapia sistemica, psicosintesi, psicoterapia umanistica, psicoterapia con la procedura immaginativa ecc…

Professionalmente, in Italia la psicoterapia è una specializzazione sanitaria riservata a Medici e Psicologi iscritti ai rispettivi Ordini professionali, e si consegue mediante un percorso formativo presso scuole di specializzazione universitarie post-lauream, oppure in scuole di specializzazione private. Queste ultime devono essere formalmente riconosciute e autorizzate da un’apposita Commissione del MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) ad erogare la relativa formazione specialistica. In Europa invece le Legislazioni e applicazioni delle stesse si differenziano molto.

Orientamenti teorici

Esistono numerose definizioni di psicoterapia pertinenti a teorie della mente e modelli d’intervento diversi, spesso su basi epistemologiche differenti.

Numerose sono anche le pratiche e le tecniche psicoterapeutiche legate ai diversi indirizzi teorici: psicoanalitico/psicodinamico, sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, fenomenologico-esistenziale, eccetera, ciascuno dei quali, dal comune fondamento epistemologico, si è differenziato in scuole e metodologie diverse.

Di seguito analizzeremo l’ indirizzo cognitivo-comportamentale, di cui la nostra Psicologa Angela Verdino fa parte:

Gli psicoterapeuti di indirizzo cognitivo-comportamentale adottano un punto di vista fondato su una lunga tradizione di ricerca scientifica, che inizia con i primi studi di Pavlov sui riflessi condizionati e prosegue tutt’oggi con migliaia di studi sperimentali.

Essi presumono che ciò che la psichiatria chiama “sintomo” sia l’espressione di un precedente apprendimento di schemi comportamentali, emotivi e di pensiero errati o disadattivi, derivanti da peculiari esperienze di vita del paziente, eventualmente mantenuti da un contesto interpersonale patogeno. Il soggetto che li mostra viene pertanto considerato portatore di strutture cognitive non adeguate (convinzioni), o di processi cognitivi inadatti a selezionare e ad elaborare in modo funzionale gli stimoli ambientali. Tali apprendimenti se non modificati da esperienze successive, diventano disfunzioni comportamentali, cognitive o emotive.

Lo psicoterapeuta potrà attuare, con l’aiuto del paziente, tecniche di condizionamento o decondizionamento sperimentalmente validate, se si tratta di modificare semplici reazioni (es. tics, balbuzie, enuresi, insonnia, reazioni fobiche, etc.) oppure aiutare il paziente ad acquisire comportamenti più complessi. Ciò si ottiene attraverso un’esperienza pratica o immaginativa pianificata, fino ad un livello di abilità sufficiente, dopo aver eseguito una valutazione cognitivo-comportamentale. Vengono così a modificarsi in modo diretto le risposte emozionali e gli schemi del paziente che risultavano disadattivi, e vengono sostituiti con nuovi schemi più funzionali, tramite esperienze (es. esposizione a stimoli prima evitati) e/o comportamenti di tipo nuovo (prescrizioni comportamentali).

Un esempio è l’acquisizione di nuove abilità, come più efficaci competenze comunicative, tramite il role playing o pratica recitativa. Il terapeuta può anche usare procedure di vario tipo (anch’esse codificate e validate), dal “dialogo socratico” alla ristrutturazione cognitiva, per permettere al paziente di identificare ed esaminare criticamente e quindi cambiare sia i propri processi (e strutture) cognitivi sia i propri comportamenti non funzionali ai suoi scopi.

Infine, il terapeuta può adottare specifici atteggiamenti interpersonali all’interno della relazione terapeutica, per consentire al paziente una correzione dei suoi schemi interpersonali di base. Il trattamento pertanto è costituito da procedure di tipo maieutico e psicoeducativo, mentre il cambiamento nel paziente si assume sia legato a processi di apprendimento e ristrutturazione, che avvengono a livello neurale. Una volta che il paziente si sia liberato da tutti i “sintomi” e siano stati acquisiti comportamenti alternativi, comprese le consonanti strutture cognitive, viene semplicemente eliminato il disturbo. Se il contesto ambientale è favorevole, i nuovi atteggiamenti del soggetto nonché i vantaggi dei nuovi comportamenti stabilizzeranno i cambiamenti ottenuti. Altrimenti si pianificano con il paziente delle azioni miranti a modificare il contesto ambientale, ad esempio con procedure di problem solving.

I metodi della terapia cognitivo-comportamentale comprendono dozzine di procedure, ognuna studiata per particolari tipi di problemi. Il numero di tali procedure è in continua crescita, anche grazie alla ricerca scientifica. I loro fondamenti si trovano nelle teorie socio-cognitive dell’apprendimento e in modelli teorici della psicopatologia, modelli in generale passibili di verifica sperimentale. L’efficacia di tali procedure, inoltre, è stata misurata ed in generale risulta superiore ad altri metodi. La scelta e l’applicazione delle procedure richiede comunque la collaborazione del paziente, coinvolto fin nelle prime fasi della terapia.

Alcune “sottoscuole” enfatizzano maggiormente gli aspetti comportamentali, altre quelli più cognitivi. In Italia, le prime appartengono prevalentemente al raggruppamento delle scuole AIAMC, le seconde a quello delle scuole SITCC.

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